Depressione Post Parto

Il seguente articolo, redatto dalla Dottoressa Dimitra Stavrou, tratta il tema della depressione post parto analizzando le cause che la provocano, gli effetti che ne derivano e come si cura. La nascita di un bambino è spesso accompagnata dalla comparsa di alcuni sintomi psicopatologici nelle donne: il cambiamento emotivo più comune che si manifesta (50-75 %) è quello di provare una sorta di malinconia, unita ad emozioni intense: subito dopo il parto, generalmente, le mamme scoppiano in lacrime (…di gioia!), ma questa situazione va a scemare in circa sei mesi. Il secondo cambiamento che si verifica più frequentemente (15-20% circa), a circa 3 giorni dal parto, è la “depressione post parto”, mentre la patologia più rara (3% circa) è la “puerperal psychosis”.

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La nascita di un bambino è spesso accompagnata dalla comparsa di alcuni sintomi psicopatologici nelle donne: il cambiamento emotivo più comune che si manifesta (50-75 %) è quello di provare una sorta di malinconia, unita ad emozioni intense: subito dopo il parto, generalmente, le mamme scoppiano in lacrime (…di gioia!), ma questa situazione va a scemare in circa sei mesi. Il secondo cambiamento che si verifica più frequentemente (15-20% circa), a circa 3 giorni dal parto, è la “depressione post parto”, mentre la patologia più rara (3% circa) è la “puerperal psychosis”.

La depressione post parto può durare fino ad un anno e si manifesta nelle donne mediante una vaga assenza di gioia provata nei confronti del neonato o, più in generale, con la presenza di sensi di colpa, stress, senso di inadeguatezza, crisi di pianto, assenza di felicità, vita sessuale poco appagante, fatica mentale e desiderio di rimanere a letto.

Le cause sono da ricercare in diversi fattori:

Il primo è biologico ed è legato al forte scompenso ormonale di progesterone, combinato ad altri eventi che si verificano durante il parto; ogni cambiamento del corpo induce le donne a confrontarsi con il proprio narcisismo, ed i risultati spesso sono influenzati dal proprio stato psichico e dalla propria personale storia. Essere insoddisfatte della propria silhouette nel post parto è normale perché tendiamo tutte a legarci ad un’identità stabile nel tempo accettando a fatica ogni cambiamento, figuriamoci quello dovuto al parto!

Secondo fattore influenzante è il cambiamento radicale della vita a cui è sottoposta la mamma: non è solo questione di routine, ma soprattutto del nuovo ruolo da genitore che la donna si trova a dover assumere da un giorno all’ altro; ricorda anche che in alcuni casi, la nascita può coincidere anche con la perdita di una persona cara, ed è quindi inevitabile che il rapporto madre-figlio risenta della combinazione di queste due fortissime emozioni.

Terzo fattore è la presenza di un caso analogo di depressione nei propri genitori: se una mamma ha sofferto di depressione post parto ci sono delle buone possibilità che anche sua figlia ne risenta quando partorirà a sua volta.

Pensieri legati alle disponibilità economiche, sono anche fattori rilevanti portatori di stress, ma in maniera minore.

Capiamo ora quando e come si manifesta la depressione post parto: nel primo mese di vita mamma e figlio vivono in simbiosi con la differenza che il neonato non è in grado di capire di essere autonomo al mondo, mentre la mamma è intuitivamente in grado di capire ogni sua richiesta. Il rapporto che si instaura in questa fase è la chiave per aiutare il bambino ad adattarsi agevolmente alla nuova vita esterna al grembo materno, dove i bisogni primari non vengono più automaticamente soddisfatti dal cordone ombelicale ma in seguito a precise richieste.

La depressione si insinua ed influenza negativamente il rapporto madre-figlio quando lei non riesce ad esprimere empatia verso il bambino, tutti i gesti sono meccanici ed eseguiti in totale assenza di emozioni positive; le fasi dell’allattamento, delle coccole, della vestizione o del bagnetto sono sempre accompagnate da un senso di vuoto interno, la cui spiegazione è spesso associabile ad una perdita immaginaria o reale.    Se immaginaria, può essere dovuta o alla fine della fase adolescenziale, al cambiamento della propria percezione sessuale (immaginate il cambiamento dell’archetipo di Eva a Vergine Maria) o alla percezione di non poter più progredire nella propria carriera lavorativa; se reale la nascita serve a colmare il vuoto appena lasciato da una persona cara.

Una mamma attenta, è in grado di riconoscere autonomamente se sta attraversando una crisi di depressione post parto e può provare allo stesso tempo a circoscrivere e risolvere il problema autonomamente. Il primo passo è abbracciare il bimbo concentrandosi esclusivamente su di lui, anche quando i pensieri provano ad andare altrove; ma attenzione: i figli sanno riconoscere cosa non gli piace con la stessa precisione con cui riescono a percepire qualcosa di negativo nei sentimenti della loro mamma. Sensazioni simili vengono avvertite anche durante il cambio del pannolino o durante il bagnetto: la mamma depressa è meccanica, non prova piacere quando gioca con suo figlio, non parla e non canta canzoni allegre.

Anche lo sguardo è fondamentale: il neonato scruta gli occhi della mamma come se stesse guardando sé stesso riflesso allo specchio. La mamma depressa ha uno sguardo vuoto, spento, non comunica positività; se lei è a disagio, lo è anche il neonato. Il gioco, da fonte di gioia e di apprendimento, si trasforma in qualcosa di obbligatorio e non piacevole; quindi anche gli stimoli alla parola che dovrebbero provenire dalla mamma, sono insufficienti ed il bambino potrebbe iniziare a parlare in ritardo.          

Fortunatamente la depressione post-parto non dura per sempre: ad un certo punto la mamma si rende conto di aver superato la fase ed è pronta a ripristinare il giusto rapporto con il figlio; diverso invece il discorso per il neonato perché i segni lasciati si renderanno evidenti solo in un secondo momento: Spesso i bambini con una mamma depressa sono descritti come “difficili”, possono avere un carattere scontroso (perché è mancato loro un bisogno primario non ricambiato), in genere non è facile consolarli quando sono tristi, e spesso accusano debolezza.

 

Certamente loro non sono i responsabili dei problemi che potrebbero avere in futuro, ma la causa va ricercata nella personalità, a volte vulnerabile, della mamma e nella sua storia personale.      

 

Tranquille, grazie alla terapia è oggi possibile eliminare ogni segno lasciato da un periodo di depressione indipendentemente dall’ età della mamma, basta solo che lei lo voglia davvero; quanto prima si individuano e curano i sintomi, tanto più facile sarà per il bambino prevenire traumi e per la famiglia aiutare la mamma.

 

 

Articolo redatto da Dimitra Stavrou e tradotto in Italiano

Psicologa / Dramatherapist

Research Associate SEC

SEC - Self Esteem Center